In principio furono le bottiglie di whisky e le sigarette griffate. Poi vennero le auto made in Italy e l'acqua col logo. Alla fine arrivò il tempo del main sponsor. Dite addio ai vecchi messaggi subliminali: immagini di marche, marchette e marcone butatte qua e là tra un fotogramma di un film e una battuta sul set. Oggi la pubblicità sul grande schermo si fa con spavalderia. Quasi alla luce del sole. Qualche esempio? Prendete l'ultimo cinepanettone (senza canditi né storia) di Natale. Lì, tra un gluteo alla brasiliana e una bestemmia alla romana, i cosiddetti main sponsor si sprecano: c'è il network satellitare che tappezza, non si sa come né il perchè, la redazione di una oscura rivista di cartelloni con il proprio logo; il colosso dei pc che fornisce la bellona di turno tutta la gamma dei più aggiornati (mini) laptop attualmente sul mercato; l'operatore telefonico che dispensa videochiamate e messaggi transoceanici con brand rigorosamente in vista . Il tutto senza che nessuno senta la necessità di nascondere, occultare, camuffare.Che sia il cinema la vera anima del commercio?

