mercoledì 1 dicembre 2010

IL CURIOSO CASO DEGLI ELENCHI DI FAZIO


C
i fosse stata una quinta puntata magari sarebbe stato l'ospite d'onore, quello di punta. Magari sarebbe stato accolto con un grazie, o semplicemente gli avrebbero fatto leggere la sua di lista, anche se un po' lunga. Tipo quella delle cose che lo entusiasmavano da piccolo (a pagina 37):
"- l'acqua
- le automobili
- i palloni
- i telefoni
- gli animali più grandi di me
- i pesci
- gli specchi
- le lenzuola con gli angoli tirati
- incrociare le dita quando si fanno le promesse
- le cose che si muovevano più veloce di altre
- il Lego
- le cose che faceva papà".
Oppure quella delle persone che ammirava di più (pagina 44) o quella delle cose che apprezzava da sempre (pag 101).
Altro che Maroni, comitato pro-vita e politici nostrani. L'unico diritto di replica a "Vieni via con me" (la fortunatissima, brillantissima, seguitissima, originalissima e stupendissima trasmissione di Fabio Fazio e Roberto Saviano appena conclusa su RaiTre) forse doveva essere concesso al signor Erlend Loe, da Trodheim, Norvegia.
Scrittore, traduttore e sceneggiatore, oggi quarantenne, che nel 1996 sbancò la Scandinavia con il suo Naiv.Super, storia di un ragazzo che dopo una partita persa a croquet piomba in una crisi post-adolescenziale che gli fa mollare in un sol colpo studi, lavoro e beni materiali, per rifuguarsi a casa del fratello (in viaggio verso l'Africa). Qui, barricato in una eterna solitudine rotta solo dai colloqui telefonici con due suoi amici (uno buono, l'altro cattivo) passa le proprie giornate a fare liste di tutto che gli passa per la testa: da ciò che lo rende felice a quello che odia. Dagli animali più divertenti, alle fobie che lo assalgono. A quello che pensano di lui gli altri a quello che pensa lui degli altri. Una serie infinita di parole divise da un accapo e precedute da un trattino. Insomma una lista lunga quasi duecentotrentasette pagine, tante quante quelle del libro.
Un po' come succedeva proprio nella trasmissione campione di ascolti del lunedì sera di RaiTre e che ha portato alla ribalta proprio la decantazione pubblico-privata degli elenchi. Davanti alle telecamere le hanno lette in tanti, qualcuno dice anche in troppi, ma di Loe non c'era traccia. Magari lo chiameranno nella prossima stagione. Eh, magari.

domenica 24 ottobre 2010

INSULTI RAZZISTI TRA 15ENNI E L'ARBITRO SOSPENDE LA PARTITA

Botte, insulti a sfondo razzista e partita sospesa. E’ fini ta al 44esimo del primo tempo la partita tra gli allievi del Corlo e quelli della polisportiva “Gino Pini”, giocata ieri alle 16. L’arbitro a un minuto dall’inter vallo ha interrotto la partita dopo una furiosa lite tra due giocatori, entrambi 15enni. A far scoppiare la scazzottata una frase a sfondo razzista con la quale il giocatore della squadra modenese avrebbe apostrofato il “collega” del Corlo. A quel punto l’arbitro, dopo aver espulso i due giovani giocatori, ha deciso di interrompere la partita nel rispetto delle nuove regole imposte dalla Federazione.
Eppure la gara tra le due squadre fino a quel momento sembrava scorrere senza particolari problemi, con gli ospiti della “Gino Pini” che dopo nemmeno 40 minuti erano già in vantaggio di due gol. Subito dopo la terza rete, arrivata a un minuto da ll’intervallo, è scoppiato il caos. Mentre i ragazzi modenesi tornavano a metà campo, uno di loro avrebbe rivolto a un avversario di colore un insulto a sfondo razzista. Parole che hanno di fatto innescato la violenza, con il giocatore del Corlo che si è scagliato contro quello della “Gino Pini”.
«Quando abbiamo visto quello che stava succedendo ci siamo precipitati in campo a dividere i due ragazzi - spiega l’allenatore degli allievi della polisportiva Gino Pini, Daniele Fantoni - Subito dopo è intervenuto l’arbitro che prima ha espulso i due giocatori e poi ha deciso la sospendere la partita». Una decisione presa, ha detto il direttore di gara ai dirigenti delle due squadre, per rispettare i nuovi dettami della Federazione che prevedono - nei campionati giovanili - l’interruzione della partita al primo accenno di rissa in campo.
«Quando gli ho chiesto spiegazioni sull’espulsione del mio ragazzo, visto che era stato lui a subire l’aggressione, - dice ancora l’allenatore - l’arbitro mi ha detto di aver sentito un insulto rivolto al ragazzo di colore». A quel punto dirigenti e allenatori dopo aver riportato la calma in campo sono tornati negli spogliatoi.
«A nome della mia società mi sono scusato con il ragazzo di colore per quanto accaduto anche se non so che tipo di frase gli è stata rivolta - conclude Fantoni - Queste cose non dovrebbero mai succedere. L’arbitro poteva intervenire dopo aver sentito quell’offesa così da evitare che i ragazzi venissero alle mani». In serata i genitori del giocatore della Gino Pini hanno presentato denuncia contro l’altro 15enne.

Massimiliano Papasso
L'Informazione di Modena del 24-10-2010

martedì 5 ottobre 2010

SCENE DA UN MATRIMONIO. ALL'ITALIANA


C
i hanno rubato anche questo. Dobbiamo ribellarci. Bisogna dire stop all'invasione dei nuovi barbari. Dopo il lavoro, le donne e il traffico di droga, adesso 'sti stranieri vogliono accaparrarsi anche il diritto di progettare, architettare e combinare matrimoni tra figli, cugini, parenti o perfetti sconosciuti. E' una vergogna!
Quella che era una volta era una peculiarità del nostro "popolo" (soprattutto delle gloriose genti del Sud, dalla Sicilia alla Campania), con l'invasione di extracomunitari, clandestini e musulmani, le nozze forzate tra italiani rischiano di scomparire per sempre.
Prendete questo signore pakistano di Novi, pianura modense. Ha ucciso la moglie con sei colpi di pietra in testa perché si opponeva al matrimonio già scritto della figlia. Una indecenza. Con quale diritto queste persone vengono a predicare a casa nostra? E' ora di dire basta, di ribellarsi, di passare all'azione.
Per fortuna che pochi passi più in là, a Carpi, qualche settimana fa un italianissimo italiano ha soffocato padre e madre (gens italica anche loro) prima di farne due sacchi e gettarli nelle acque (padane) del lago di Garda. Pare l'abbia fatto perchè era stanco di accudirli, di badare a quella mamma e a quel papà vecchi, stanchi e ammalati.
Per fortuna ci ha pensato lui, un italianissmo italiano a mettere un po' di ordine in questa Babele. A farci capire come stanno veramente le cose. Qui da noi, a casa nostra.

ps. Video tratto dal film "Berlinguer ti voglio bene" (1977), diretto da Giuseppe Bertolucci

mercoledì 22 settembre 2010

STRANGOLA I GENITORI E LI GETTA NEL LAGO DI GARDA

Prima li ha strangolati in garage utilizzando una corda molto spessa. Poi li ha legati
mani e piedi e caricati sulla sua Volvo familiare con la quale ha raggiunto, 170 km
più tardi, Peschiera del Garda. Qui li ha gettati nelle acque torbide del canale di Mezzo sperando che la corrente trascinasse via i corpi dei suoi due genitori.
E’ accusato di duplice omicidio aggravato Daniele Bellarosa, 46 anni, che ieri mattina ha confessato di aver ucciso il padre Enzo, 79 anni, la madre 72enne Francesca Benetti (originaria di Novellara), e successivamente di averne occultato i cadaveri gettandoli in un canale nei pressi del lago di Garda, in provincia di Verona. L’uomo - interrogato dal sostituto procuratore di Modena Angela Sighicelli - ha ammesso le proprie responsabilità, spiegando agli inquirenti di aver agito in un momento di forte stress dovuto principalmente alle condizioni di salute dei genitori. Alla fine dell’interrogatorio, alla quale era presente il suo avvocato Henrich Stove, l’uomo è stato fermato e trasportato nel carcere di Sant’Anna, non prima di aver guidato i carabinieri del Ris di Parma nel garage e nell’appartamento al quarto piano di via Ragazzi del ‘99 che l’uomo divideva con i suoi genitori, e dove molto probabilmente nella notte tra giovedì e venerdì scorso si è consumata la terribile tragedia.
Secondo una prima ricostruzion dei carabinieri di Modena e Verona, Daniele Bellarosa, dipendente di una ditta di serramenti e porte di San Martino in Rio, con uno stratagemma giovedì sera avrebbe attirato nei garage del la palazzina il padre Enzo e la madre Francesca. Qui li avrebbe strangolati utilizzando una corda molto spessa. Una volta uccisi, li ha legati mani e piedi e avvolti entrambi in un cartone prima di caricarli in auto e dirigersi verso il Lago di Garda. Un corso d’acqua, quello del Canale di Mezzo a Peschiera, che evidentemente il 46enne conosceva molto bene e che sperava non riportasse mai più a galla i cadaveri dei suoi due genitori. E invece due giorni dopo, e a distanza di 12 ore l’una dall’altra, i corpi senza vita dei due anziani sono ricomparsi facendo così scattare l’allarme.
Entrambi i cadaveri avevano la testa avvolta in un sacchetto di cellophane. La donna, custodiva due rotoli di banconote (uno da 120 euro l’a l t ro da 80) nascosti dal reggiseno. Al suo interno c’era anche uno scontrino che faceva riferimento all’acquisto di alcuni medicinali avvenuto qualche tempo prima in una farmacia di Carpi. Proprio questo particolare, assieme all’e t i ch e t t a della maglia indossata dalla donna, ha portato gli inquirenti ad identificare nei coniugi Bellarosa i due cadaveri del lago, e successivamente ad indir izzare verso uno dei due figli - Daniele, 46 anni - i maggiori sospetti. L’uomo, agli inquirenti che per molte ore lo hanno interrogato nelle stanze della caserma dei carabinieri di via Sigonio a Carpi, ha detto di aver agito in preda ad un raptus, esasperato dai rapporti molto tesi tra lui e i genitori.
Rapporti che si erano ulteriormente deteriorati da quando da un paio d’anni il 46enne assumeva farmaci per curare una forte depressione. D’altronde i litigi e le discussioni in casa Bellarosa pare fossero molto frequenti e di certo le condizioni di s a l u t e d e i due coniugi (sempre più p ro ble m a t iche) non avevano contribuito a rasserenare il clima familiare. Un raptus omicida dovuto quindi a rapporti molto tesi ma ma non è escluso che ad armare la mano del 46enne ci siano stati anche motivi economici sui quali gli inquirenti cercheranno di fare luce nelle prossime ore.

di Massimiliano Papasso
L'Informazione di Modena del 22/09/2010